Stress "buono" e stress che fa male
Una scadenza importante o un colloquio possono attivare uno stress positivo, che aiuta a concentrarsi. Il problema nasce quando la pressione è continua e le risorse per affrontarla non bastano più. Si parla allora di stress lavoro-correlato. Quando si protrae a lungo, può evolvere nel burnout, che l'Organizzazione mondiale della sanità descrive come una sindrome legata allo stress cronico sul lavoro non gestito con successo.
I segnali da non ignorare
- Fisici: stanchezza persistente, disturbi del sonno, mal di testa, tensioni muscolari, problemi digestivi.
- Emotivi: irritabilità, ansia, senso di inadeguatezza, distacco e cinismo verso il lavoro.
- Comportamentali: difficoltà di concentrazione, errori più frequenti, isolamento dai colleghi, bisogno di "staccare" che non passa mai.
Se questi segnali durano settimane, è il momento di intervenire.
Le cause più comuni
- carichi di lavoro eccessivi o scadenze irrealistiche;
- ruoli e obiettivi poco chiari;
- scarso controllo su come organizzare il proprio lavoro;
- conflitti con colleghi o responsabili, scarso riconoscimento;
- insicurezza sul futuro del posto di lavoro;
- difficoltà a conciliare lavoro e vita privata, reperibilità continua.
Cosa puoi fare tu
Organizzare il lavoro
- Fai una lista delle priorità all'inizio della giornata e distingui tra urgente e importante.
- Dividi i compiti grandi in passi piccoli e concreti.
- Riduci le interruzioni: notifiche disattivate e blocchi di tempo dedicati alle attività che richiedono concentrazione.
- Impara a dire "sì, ma…": quando arriva un nuovo compito, chiedi quale priorità ha rispetto agli altri.
Prendersi cura di sé
- Pause regolari durante la giornata, anche brevi.
- Attività fisica, anche una camminata quotidiana.
- Sonno sufficiente e orari il più possibile regolari.
- Confini chiari: se lavori da remoto, definisci un orario di fine giornata. Chi lavora in smart working ha diritto alla disconnessione.
- Tempo per ciò che ti fa stare bene fuori dal lavoro: relazioni, hobby, riposo.
Le tecniche di respirazione e di rilassamento possono aiutare a gestire i momenti di tensione, per esempio prima di una riunione o di un colloquio.
Parlarne in azienda
- Chiedi un confronto al tuo responsabile, con esempi concreti e, se possibile, proposte: redistribuzione di attività, priorità più chiare, supporto temporaneo.
- Puoi rivolgerti all'ufficio del personale, al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) o al medico competente.
- Alcune aziende offrono servizi di supporto psicologico gratuiti e riservati per i dipendenti: informati se sono previsti nel tuo piano di welfare aziendale.
Cosa prevede la legge
Il D.Lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a valutare anche il rischio da stress lavoro-correlato e ad adottare misure per ridurlo, come ogni altro rischio per la salute. Comportamenti vessatori ripetuti nel tempo (mobbing) e molestie non sono tollerati dall'ordinamento: in questi casi è importante documentare i fatti e chiedere assistenza a un sindacato, a un patronato o a un avvocato. Approfondisci nella guida su salute e sicurezza sul lavoro.
Quando chiedere aiuto a un professionista
Se i sintomi durano a lungo, peggiorano o interferiscono con la vita quotidiana, parlane con il tuo medico di base, che può consigliarti un percorso adeguato, anche con uno psicologo. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza: è il modo più efficace per tornare a stare bene. Se in un momento di forte difficoltà senti di non riuscire a gestire la situazione, rivolgiti subito al tuo medico o ai servizi di emergenza.
Quando cambiare
A volte, nonostante tutti gli sforzi, l'ambiente di lavoro non cambia. In quel caso valutare un nuovo impiego è una scelta legittima e spesso salutare: la guida su come cambiare lavoro ti aiuta a farlo senza fretta e senza rischi.